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Gubbio
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San Francesco e il lupo
"Francesco, giunto un giorno nella città di Gubbio, apprese con dolore che la popolazione era spaventata, a causa di un grosso lupo e feroce che si aggirava nei dintorni e faceva strage di animali e persino di uomini .
Egli ebbe compassione di quella gente e, ispirato dal Signore, andò, solo ed inerme, ad affrontarlo. Quando la bestia gli apparve, si fece il segno della Croce e, tenendogli le braccia, disse: « Frate lupo, vieni qui da me; io ti comando da parte di Cristo che tu non faccia male né a me, né ad alcuno». Immediatamente il lupo si accostò a lui.
La folla che spiava da lontano tra il fogliame, tratteneva il respiro, mentre Francesco, chinato sul lupo, così parlò: «Frate lupo, hai fatto molti danni da queste parti, assalendo le creature del Signore e persino gli uomini , fatti ad immagine di Dio. Per questo ti meriti la forca, come ladro e assassino. La gente grida contro di te e ti è nemica. Ma io voglio, o frate lupo, che si faccia pace fra te e costoro».
Il lupo, come se comprendesse quelle parole, chinando il capo e agitando festosamente la coda, mostrava di accettare la proposta.
Francesco allora, volle precisare bene l'impegno, e aggiunse: « Frate lupo, poiché ti piace fare e mantenere questa pace, io ti prometto di farti dare gli alimenti ogni giorno, finchè vivrai, dagli uomini di queste terre, sicchè non patirai più la fame». Il lupo, rizzandosi in piedi, alzò la zampa anteriore e, in segno di fede, la pose nella mano del Santo, che la strinse felice e sorridente, fra lo sbalordimento e le lacrime dei presenti.
Da quel giorno la bestia, ammansita, entrava nelle case e riceveva cibo abbondante."
(Torretta Valentino, Proposte di Pace e Amicizia, Qui san Francesco
d'Assisi, Santuario Porziuncola, Santa Maria degli Angeli, 1977)
 
Le Tavole Eugubine di Gubbio
Circa il loro luogo di rinvenimento e il loro numero, la fantasia di coloro che ne hanno tramandato la storia si è alquanto sbizzarrita. Secondo un anonimo cronista del XVII secolo sarebbero state trovate vicino alla chiesa di San Francesco, "in una grandissima sala sotterranea pavimentata di finissimo mosaico, con le pareti coperte di marmi e ornate di colonne di vari colori, e le nicchie piene di statue di rame. Dicono che questa sala era nel Palazzo Regio. Lì furono trovate le XII Tavole. Secondo alcuni furono trovate a Scheggia, paesino a pochi chilometri da Gubbio, nelle vicinanze di un tempio dedicato a Giove Appennino. Convalidano questa loro tesi con il fatto che Paulus Greghori (colui che vendette le Tavole al Comune) era di Sig.a, e Sig.a per costoro era l'abbreviazione di Sigia o Schigia, equivalente a Scheggia. Ma Paulus Greghori sclavo, ex funzionario dei podestà di allora, probabilmente cessato il suo ufficio, si accasò a Gubbio; era di Signa de partibus Sclavonie. Quindi Sig.a non è Scheggia, ma una città slava. Infatti Signa, oggi Sinij, è una cittadina vicino a Spalato, al confine con la Bosnia. Circa il numero delle Tavole Eugubine,
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